A 65 anni dal disastro di Marcinelle, per ricordare quanto sia fondamentale lavorare in sicurezza

Una piccola Italia di emigrati, di emigrati “economici”, era quella che affollava le miniere di Marcinelle oltre mezzo secolo fa. Una situazione che ci dovrebbe spingere a ricordare quanto i nostri avi hanno sofferto per integrarsi in nuovi paesi in cui magari adesso vivono.

Si parlava di condizioni vantaggiose di un impiego faticoso ma ben retribuito. Per questo molti nostri connazionali hanno lasciato il loro paese di origine per raggiungere il Belgio.

L’8 Agosto di 65 anni fa si consumava una delle più grandi tragedie avvenute in miniera, il disastro di Marcinelle, in cui perirono 262 persone tra cui ben 136 immigrati italiani che stavano lavorando nel sito carbonifero.
Un banale incidente fece scattare la scintilla dell’incendio che riempì di fumo tutto l’impianto sotterraneo causando la morte per asfissia di chi si trovava all’interno.

Fu necessario questo disastro per fare luce sulle condizioni proibitive e sulla scarsa sicurezza degli operai impiegati in miniera e per introdurre tutele che salvaguardassero a vita dei lavoratori.

E’ nostro dovere non dimenticare questa terribile sciagura e bene ha fatto il Ministero dell’Interno a istituire la “Giornata del sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo” utile per ricordare come sia fondamentale non lesinare mai sui dispositivi di sicurezza, utili a proteggere ogni lavoratore.

Perché preservare la propria incolumità non è un privilegio, perché non si può morire sul poto di lavoro.

Articoli scritti da Lucia Ciampi