A casa sua…

Appare chiaro che chi incita alla violenza sulle donne non possa trovare spazio sul palco di Sanremo. Molti testi di Junior Cally, un cantante che non conoscevo e che sarei stata felice di non conoscere, sono intrisi di sessismo, misoginia, odio e discriminazione.

Da parte di tutte le donne del Parlamento, di ogni colore politico, è arrivata una netta presa di posizione in merito a questa vicenda. Sul palcoscenico canoro più importante d’Italia non si possono lanciare messaggi del genere che possono essere recepiti in malo modo da alcuni ascoltatori.

Anche su questo tema che, ripeto, accomuna tutte le forze presenti in Parlamento, si è voluto esprimere Matteo Salvini che, dal pulpito di un programma televisivo, ha giustamente criticato la scelta di invitare Junior Kelly a Sanremo, salvo poi apostrofare il rapper con testuali parole “certe cose le fai a casa tua e non in diretta RAI”. Concetto ribadito successivamente in un tweet dallo stesso leader del Carroccio: “A proposito mi vergogno di quel cantante che paragona Donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana”.

Tralasciando per un attimo la sintassi e la grammatica di questo messaggio, voglio sperare che si sia trattato soltanto di un altro grossolano errore di espressione da parte di Matteo Salvini, ormai schiavo della retorica de “lo fai a casa tua”, slogan-mantra della schiera dei suoi adepti leghisti.

Credo comunque che sia doveroso stigmatizzare, a scanso di equivoci, certe affermazioni. A maggior ragione se si considera che “il Capitano” non lo ha fatto. Qualsiasi forma di violenza fisica o verbale sulle donne non si esercita né sul palco dell’Ariston, né in un luogo pubblico, né tantomeno tra le mura domestiche. Il genere femminile esige rispetto. Anni di lotte e conquiste non possono essere cancellate nello spazio di una canzone o di un tweet. L’immagine della donna va valorizzata, non svilita.

Articoli scritti da max.frosini