A scuola meglio socialità che barriere di plexiglass

Alla scuola non servono rivoluzioni copernicane, servono finanziamenti e un piano serio e funzionale che possa consentire di tornare ad aprire tutte le aule a partire dall’inizio di settembre. Serve garantire la sicurezza di alunni e docenti, serve che l’intera comunità educante sia al centro di un progetto che riesca a valorizzarla in tutte le sue specificità.

Una cosa è certa: dobbiamo far ripartire la scuola per far ripartire l’Italia. E in questo senso le

scatole di plexiglass dove “ingabbiare” gli alunni per mantenere il necessario distanziamento sono un’idea, a mio avviso, inutile e molto costosa. Aldilà del prezzo di queste barriere non ci vuole molto a capire che per la loro installazione e la loro quotidiana sanificazione servono ingenti somme di denaro che sarebbe decisamente meglio investire in altro.

La scuola ha bisogno di interazioni tra studenti, vive di socialità, del rapporto tra gli alunni e i loro insegnanti. Impieghiamo le risorse che sarebbero “buttate” in queste barriere estemporanee, investendo sul reclutamento di insegnante per garantire il tempo pieno, sulla messa in sicurezza delle scuole, sulla realizzazione di istituti moderni ed efficienti in grado di offrire spazi confortevoli e stimolanti per la didattica.

Con le scatole di plexiglass si “separano” gli studenti, mentre il messaggio che dovrebbe caratterizzare la scuola dopo questa pandemia dovrebbe essere improntato sulla responsabilità del prendersi cura di se stessi senza aver timore degli altri. La cultura e l’educazione sono inclusivi, tendono ad abbattere barriere, non a crearle.

Articoli scritti da max.frosini