Bucha: le immagini dell’orrore

Sono passati quasi 27 anni dal massacro di Srebenica. In quel caso la strage, anzi il “genocidio”, di musulmani bosniaci perpetrato dall’esercito serbo del generale Ratko Mladic e da gruppi paramilitari avveniva dall’altra parte dell’Adriatico.

Lo shock, il sentimento di angoscia che ricordo di aver provato allora, è lo stesso che mi accompagna in questi giorni, dopo che la ritirata russa ha svelato il massacro di civili compiuto a Bucha.

Centinaia di cadaveri che appaiono a scolpire nella testa di ogni essere che intenda definirsi ancora umano l’orrore, la barbarie, la crudeltà che provoca la guerra. Fosse comuni, corpi non più riconoscibili vittime di un’aggressione insensata, di un conflitto che giorno dopo giorno sta lacerando le più intime speranze di arrivare quanto prima a far tacere le armi, ad una risoluzione pacifica di una battaglia che non sarebbe mai dovuta cominciare.

Quello che fa rabbia e non si può proprio giustificare sono le dichiarazioni che arrivano dal Cremlino che parlano di messa in cena dell’Occidente e dell’Ucraina sui social network. E ad asserirlo non è un tizio qualunque, ma il Ministro degli Esteri Russo, Serghei Lavrov.

E’ incredibile che con le possibilità che abbiamo oggi nell’informare e nel documentare certi crimini perpetrati contro civili inermi attraverso esecuzioni sommarie e uccisioni tanto crude quanto inammissibili, ci siano ancora negazionisti che trovano una sponda in fanatici complottisti sparsi sull’intero pianeta.

Il massacro di Bucha è purtroppo una terribile realtà e a compierlo è stato chiaramente l’esercito russo. In questo teatro di caos e orrore che è la guerra non rassicurano le dichiarazioni di Viktor Orban, appena rieletto in Ungheria che ha incluso Zelensky tra i suoi avversari. L’unica luce che vedo nell’incubo che stiamo vivendo è quella che brilla negli occhi e nel cuore di Papa Francesco ha confermato la sua disponibilità ad andare a Kiev se questa visita potrebbe servire a fermare la guerra.

Dobbiamo credere nella fine delle ostilità, alimentare la convinzione che alla cieca bramosia che causa morte e distruzione possa far spazio la ragione. Invece che far parlare le armi è preferibile affidarsi alla diplomazia, sempre.