Conquiste, non concessioni. Ovvero quando Meloni parla di parità di genere a sproposito.

La strada della campagna elettorale, si sa, spesso è lastricata di buone intenzioni, ma anche di mistificazioni. A volte si arriva perfino di negare l’evidenza, tentando di offrire letture alternative. E’ il caso ad esempio delle dichiarazioni rilasciate da Giorgia Meloni sulla parità di genere. Parole che cercano di delegittimare battaglie e conquiste durate anni che hanno coinvolto donne di ogni estrazione e origine, per affermare una sorta di superfemminismo narcisista che si identifica bene con il suo stesso profilo.
Secondo la Meloni le donne di destra interpretano la “parità di genere” come una sfida e non come una concessione. Parole che non possono certo confortare chi in tutti questi anni ha lottato, ha preso parte a manifestazioni, ha chiesto a gran voce, proprio alla politica, di portare avanti interrogazioni e interpellanze per arrivare a nuove disposizioni e a nuove norme che tenessero in considerazione la prospettiva delle donne sotto più punti di vista.
Queste non sono concessioni.
O forse è una sfida aderire al Fronte della Gioventù seguire la svolta di Fiuggi imposta da Fini, finire sotto l’ala protettiva di Fabio Rampelli nel gruppo dei “gabbiani” considerato tra i più nostalgici dell’esperienza missina per essere introdotta alla politica provinciale e nazionale?
Quello che è certo è che Giorgia Meloni non è mai stata in prima fila al parlamento per sostenere le rivendicazioni delle donne. Invece è stata molto chiara quando ha votato contro al Pnrr che conteneva la clausola per l’occupazione femminile. Senza contare che nella classe dirigente di Fratelli d’Italia si contano ben poche donne, a parte una, ben sbandierata come leader per nascondere un partito strutturalmente maschile e maschilista.
Credo sia importante anche ricordare alla Meloni che spesso nei suoi comizi parla di “maternità” che tutte le politiche attive a sostegno della maternità e del lavoro femminile sono state portate avanti dal centro sinistra grazie a donne come Tina Anselmi e Livia Turco. Per non parlare del tentativo di privare alcune donne del diritto di autodeterminarsi messo in atto proprio da Meloni e dai suoi sodali dando una lettura della legge, la 194, che dovrebbe garantire ad ogni donna la possibilità di scegliere se e come praticare l’interruzione di gravidanza. Insomma ci sono donne che sanno cosa significhi pretendere e lottare per certi diritti, altre invece ne parlano ma alle parole spesso non fanno seguire azioni concrete.