Fermare una sola persona per salvarne milioni. Dalla parte dell’Ucraina dalla parte di Zelensky

Questa mattina ero nell’Aula di Montecitorio per ascoltare in diretta il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky. E’ stato un intervento di grande impatto emotivo che ha fatto comprendere, senza nessuna ambiguità l’orrore e la devastazione che il conflitto ha seminato nel suo Paese. “Il nostro popolo è diventato il nostro esercito” ha dichiarato il Presidente ucraino che ha chiosato con una frase a mio avviso emblematica “bisogna fermare una sola persona perché sopravvivano in milioni”.

E per fermare Putin, come ha sottolineato il nostro premier, Mario Draghi, servono sanzioni, un concreto isolamento geopolitico e l’indipendenza dalle fonti energetiche russe.
Molto spesso in questi giorni ho sentito parlare di guerra con una leggerezza disarmante. La guerra semina morte, distruzione, spezza vite innocenti, impedisce di guardare al futuro. Credo che nessuno possa negare che in questo conflitto c’è un aggressore che con missili e bombe cerca di piegare al suo volere una nazione indipendente con un Presidente legittimamente eletto.

Difficile restare indifferenti, difficile non solidarizzare con un popolo martoriato, difficile non riconoscere l’autoritarismo di Putin.
Considero molto gravi le assenze dei colleghi parlamentari che per motivazioni più o meno strategiche hanno deciso di disertare la seduta.

La pace resta l’obbiettivo, il fine ultimo, quello da perseguire attraverso ogni possibile negoziazione diplomatica che deve essere favorita da un sostegno esplicito e convinto alla resistenza ucraina.

Il Presidente Zelensky ha ringraziato a più riprese l’Italia per il sostegno, ma anche per la generosità e la solidarietà mostrata nei confronti dei cittadini e dei bambini ucraini che sono fuggiti da questo orribile conflitto. E’ questa l’umanità che serve per impedire che violenza e orrori continuino a mietere vittime, oggi in Ucraina, domani chissà dove.