Giustizia per Willy

Willy era un giovane con il sogno di diventare cuoco ed è morto per correre in soccorso di un amico, per cercare di difenderlo. Willy Monteiro era un ragazzo di colore, fatto che non dovrebbe avere alcuna rilevanza, ma in questo crogiolo di disvalori che hanno trasformato la nostra Italia, diventa la discriminante.

Dopo 22 mesi dalla sua morte il Tribunale di Frosinone ha condannato in primo grado all’ergastolo i fratelli Gabriele e Marco Bianchi, quegli energumeni, quei balordi innamorati dei loro muscoli con evidenti simpatie per gli ideali dell’estrema destra, che hanno ucciso con le loro mani un giovanissimo ragazzo innocente.

Il potere della giustizia è forte, ma non abbastanza da riportare Willy tra le braccia di suo padre Armando e di sua mamma Lucia che hanno lottato per arrivare al più presto a questa sentenza.
Una condanna giusta che, seppur insufficiente a riempire il vuoto che lascia la morte di un giovane figlio, può lanciare un severo monito ai “difensori della razza”, a quei decerebrati che pensano che la forza, la violenza, la sopraffazione siano le soluzioni ai problemi del nostro Paese.

A loro preferisco di gran lunga Willy. Preferisco ragazzi con sogni e ideali che rifuggono ogni violenza, quelli che oltre al fisico sanno quanto sia importante tenere in forma e far funzionare anche la testa. Mi auguro vivamente che l’ergastolo ai fratelli Bianchi sia confermato anche in appello e che questo segnale di giustizia possa perlomeno portare un po’ di pace a Willy e alla sua famiglia.