Gli amici del Cremlino

La Russia di Putin ha chiuso il gasdotto NordStream. Il trasporto è stato completamente fermato. Formalmente si tratta di un altro guasto dichiarato da Gazprom che non è in grado di stabilire quando i danni saranno riparati, concretamente invece è l’ennesima conferma del cinismo di Putin che preferisce bruciare il gas piuttosto che onorare i contratti in essere.
La cosa ancor più preoccupante è che il leader di un partito italiano, Matteo Salvini, ha stipulato un patto nel 2017 con il partito del leader del Cremlino.
Lega e Russia Unita si sono giurate fedeltà (“Il presente accordo entra in vigore all’atto della firma dei rappresentanti autorizzati delle Parti e ha una validità di 5 anni. L’accordo è automaticamente prorogato per successivi periodi di cinque anni”) e collaborazione (“Le Parti promuovono attivamente lo sviluppo di una cooperazione reciprocamente vantaggiosa”), un unicum se si pensa che si tratta di un accordo tra un partito occidentale e quello di un regime non liberale.
E non a caso a Cernobbio, Salvini bolla come inutili le sanzioni alla Russia. Una presa di posizione netta che non piace neppure agli alleati con cui la Lega dovrebbe governare. E non è l’unico tema che li vede divisi. Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, hanno passato la maggior parte del tempo della loro campagna elettorale a insultare gli avversari o a schernirli per le loro divisioni. Bastava che si confrontassero pochi minuti tra loro per comprendere quanto sono divisi e distanti su tanti temi di primaria importanza per il nostro Paese. E mentre la Lega getta la maschera e la Meloni si mette le mani nei capelli, Putin chiude il gas facendone schizzare nuovamente il prezzo sui mercati. Per trovare soluzioni a questa complessa vicenda la soluzione peggiore è mettersi nelle mani di chi ha evidenti connessioni con la Russia di Putin, il dittatore che ha scatenato al guerra con l’Ucraina e che, con i suoi diktat, sta mettendo in difficoltà le famiglie italiane e quelle europee.