I tagli alla scuola? Opera di Gelmini e del centrodestra. A ratificarlo è uno studio della Commissione UE

La scuola è stata depauperata di risorse. Ad effettuare i tagli più ingenti sono stati i governi di centro destra, in particolare quello dell’ex Miistro Gelmini che per anni ha nascosto questa ingente riduzione di fondi appellandosi a meritocrazia e riduzione degli sprechi, un refrain evocato anche recentemente da altre forze politiche di destra.

A certificare questi tagli è stata la Commissione Europea che ha pubblicato uno studio che quantifica, l’entità dell’intervento operato dal duo Gelmini-Tremonti tra il 2008 e il 2012. I tagli alla scuola sono quantificabili in 8 miliardi e 500 milioni di euro (il 10, 4% del budget complessivo) e di 1,3 miliardi di euro per quanto concerne l’università (ovvero circa il 9,2% del budget complessivo). Soldi che sono serviti addirittura a finanziare i cosiddetti “capitani coraggiosi” che secondo Berlusconi avrebbero salvato Alitalia dall’acquisizione di Air France. Poi sappiamo com’è andata.

I tagli applicati dal governo di centro destra e da quello tecnico, in una situazione ben diversa, sono stati valutati dalla Commissione Europea con dati assoluti che parlano del taglio di 100.000 cattedre in tutti i gradi di istruzione delle scuole, dalle materne alle superiori. Questa è forse una delle cause principali che ha portato il nostro Paese ad aumentare il rapporto tra insegnanti alunni e alla formazione delle cosiddette “classi pollaio”. Si pensi che nello stesso periodo, mentre in Italia si tagliava l’11% del personale docente, in Germania il numero degli insegnanti cresceva del 13%. Sono stati a tutti gli effetti questi tagli a produrre la chiusura e l’accorpamento di scuole o quello di corsi di laurea. Allo stesso tempo, sempre secondo lo studio UE, gli stipendi degli insegnanti in Italia sono stati ridotti o congelati (peggio di noi hanno fatto solo Grecia e  Slovacchia). L’atto di accusa della Commissione è inequivocabile: “La riduzione del numero degli insegnanti in Italia è una conseguenza e un risultato programmato di una riforma, la legge 133/2008, approvata nell’estate del 2008, prima del consolidarsi della crisi”.

La politica di centrodestra ha già mostrato quindi quanto tiene al comparto dell’istruzione. La riprova la abbiamo avuto anche nella passata legislatura con alcune scelte discutibili, per non dire di peggio, dell’ex ministro leghista Bussetti.

Forse è il caso di invertire la rotta, di puntare a nuove assunzioni, a nuove stabilizzazioni e di vedere nella scuola un investimento per il nostro Paese, quello della conoscenza, della cultura da trasmettere ai nostri ragazzi.

Articoli scritti da max.frosini