Il dovere di ricordare

Tenere vivo il ricordo, è questo il precetto fondamentale della “Giornata della Memoria”. Per quanto possa apparire scontato è infatti essenziale, ancora oggi, avere chiaro in testa come da una malsana idea di supremazia e sopraffazione si sia arrivati a compiere uno dei più grandi abomini della storia dell’umanità.
La Giornata della Memoria dunque “serve”, tanto per ribadirlo a qualcuno che a quanto pare non ha ancora compreso il suo valore. Ci obbliga a “vedere” quali nefandezze e quante sofferenze possano generare la discriminazione e l’odio.
Il 27 gennaio di 76 anni fa le truppe dell’armata rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz e in quell’istante cadde ogni velo e tutto il Mondo vide letteralmente la sostanza di una delle più atroci barbarie dell’umanità.
La strategia pianificata che portò allo sterminio era basata su concetti che, per quanto aberranti, molti uomini hanno seguito, in cui molti hanno creduto. Pensieri ignobili, spacciati per verità e ripetuti ossessivamente da un regime autoritario. Il regime nazi-fascista in cui alcuni si sono riconosciuti e dalle cui ideologie ancora oggi c’è chi prende ispirazione.
Per questo il “Giorno della Memoria” non è una semplice ricorrenza, ma un invito a vigilare che dissennati disegni che parlano di primati nazionalisti non prendano nuovamente il sopravvento, che la libertà rimanga sempre un principio sacro e inviolabile.
Attraverso le poche testimonianze dirette rimaste, attraverso la conoscenza e il ricordo possiamo tentare di intuire cosa sia stata la Shoah per chi l’ha realmente vissuta, per chi ha portato sulla pelle il segno indelebile di essere stato solo un numero nel piano delirante di chi programmò l’Olocausto.