Il popolo “resistente”…

Il popolo Saharawi sa cosa significa lottare. Da anni sta portando avanti una faticosa battaglia quotidiana per l’indipendenza. Lo fa senza l’utilizzo di armi, semplicemente continuando a vivere in esilio in una delle zone più inospitali del nostro pianeta, resistendo.
I campi profughi Saharawi si trovano nella Provincia di Tindouf, in Algeria, si costituirono tra il 1975 e il 1976 e qui ha sede il governo della Repubblica Democratica Araba dei Saharawi (RASD). In questi giorni i campi sono stati attraversati da una gigantesca onda di sabbia, da una di quelle tempeste capace di travolgere tutto. E infatti questa famelica forza della natura si è divorata case, scuole, qualche orto e i vivai nei quali si coltivavano gli alberi del deserto per un progetto importante denominato “un albero per ogni mina”.
Passato il pericolo è già il momento di ricostruire, di andare avanti, di continuare a credere nell’autodeterminazione, un diritto che è ancora ingiustamente negato a questo popolo fiero e coeso.
Quello che è ancora presente è invece il cosiddetto muro della vergogna lungo oltre 2700 chilometri che divide in due la nazione del Sahara Occidentale: a ovest la zona occupata militarmente dal Marocco ad est quella liberata e occupata dai Sahrawi. Un muro che deve essere abbattuto per poter offrire un futuro dignitoso ad un popolo che da anni resiste e che intende continuare a farlo fino a quando non sarà, finalmente, libero di vivere nella sua terra.

Articoli scritti da Lucia Ciampi