La Memoria, un bene prezioso

Non si può non ricordare, non si può non aver paura di abomini del genere, non si può non avere brividi nel pensare che la razza umana sia stata capace di certa barbarie, non si può non contrastare con ogni mezzo le ideologie che portarono alla Shoah, non si può rimanere indifferenti. La Memoria è preziosa ed è estremamente utile per tutti gli uomini del Mondo tenerla in esercizio, anche una sola volta all’anno.

“Mi ricordo che imparai a diventare una prigioniera trasparente.

Quando ho letto Sopravvivere di Bettelheim – pubblicazione che mi ha dato molta sofferenza e che ho in gran parte contestato – ho capito che, meccanicamente, avevo scelto un mia modalità per sopravvivere: io avevo scelto di non essere lì. Avevo scelto, quasi in modo automatico, bestiale, irrazionale, infantile – in fondo ero ancora una bambina – e nello stesso tempo in modo maturo, vecchio, ottuagenario – in fondo ormai tale ero diventata – avevo scelto di non essere lì, perché era la realtà intorno a me che era inaccettabile. Avendo scelto la vita – ho sempre scelto la vita e anche adesso che sono vecchia scelgo la vita

– non potevo accettare la morte intorno a me e quindi avevo scelto di non vedere. Avevo scelto di essere una stellina.

È diventato un leitmotiv nella mia famiglia, al punto che anche i miei nipoti, quando erano piccoli, spesso mi regalavano il disegno di una stella.

Avevo scelto di essere una stellina che vedevo nelle notti chiare. Pensavo: «Io vivrò finché quella stellina brillerà e quella stellina brillerà finché io sarò viva».

Era un modo appunto assurdo e infantile… E il mio corpo, invece, pretendeva attenzione.

Il mio corpo diventò uno scheletro, perché la fame si faceva sentire, terribile, perché era inverno e avevo freddo, avevo le piaghe ai piedi, avevo dolori ovunque quando venivo bastonata.

Io non volevo essere lì, non guardavo, non volevo guardare le compagne in punizione… Ero vigliacca. Nel mio modo di sopravvivere, nella mia ricerca di sopravvivere ero estremamente vigliacca. Non mi voltavo a vedere le compagne in punizione, non mi voltavo a vedere i mucchi di corpi nudi scheletriti pronti per essere bruciati.

Io non mi voltavo. Io non guardavo. Io non volevo vedere il crematorio, sia che ci fosse la fiamma sia che ci fosse il fumo. Io non volevo sentire l’odore dolciastro della carne bruciata. Io non volevo vedere la cenere sopra la neve. Io non volevo essere lì. Volevo essere quella di prima, che correva in un prato, che faceva il bagno al mare e che veniva chiamata Tesoro, Amore… Non volevo essere lì, ma c’ero purtroppo, e prendevo le botte, e non avevo da mangiare, prendevo gli insulti e sentivo freddo, avevo intorno a me quel paesaggio allucinante che era il campo di Birchenau ad Auschwitz”. Liliana Segre.

Articoli scritti da max.frosini