La partita non è ancora vinta. Meglio essere prudenti

Non ho avuto modo di seguire la partita degli Europei che si è svolta a Budapest, ma ho visto alcune foto dell’incontro tra Ungheria e Portogallo che si è svolta pochi giorni fa e letto le cronache di quell’evento sportivo.

Sentire parlare di 60000 spettatori sugli spalti senza alcuna norma di distanziamento adottata e senza l’utilizzo di un banale dispositivo di protezione come le mascherine, mi ha sinceramente spaventato.

Il Covid non è ancora, purtroppo, un lontano ricordo e come apprendiamo in questi giorni nuove varianti, come la delta, si stanno diffondendo nel nostro e in altri paesi dell’Unione Europea.

L’Ungheria non ha dati di vaccinazioni così differenti dai nostri e pensare che Orban abbia autorizzato quella partecipazione di massa non mi fa sentire tranquilla, per quelle persone, per tutti noi e soprattutto per il messaggio sbagliato che inviamo al resto del Mondo. Non ci è ancora consentito, a ragion veduta, di comportarci come se la pandemia fosse dietro le nostre spalle. Il virus e le sue varianti circolano ancora e molte persone non hanno ancora ricevuto la seconda dose del vaccino.

Adesso che possiamo ricominciare a spostarci in altre nazioni, il messaggio che arriva dallo stadio di Budapest, ripeto, è sbagliato e fuorviante. Orban ha voluto propagandare l’immagine di un paese, l’Ungheria, fuori da ogni pericolo. Purtroppo non è così. Farlo è stato da incoscienti. Ma visti i pregressi del premier ungherese, la cosa non mi sorprende.

Articoli scritti da Lucia Ciampi