La vita al confine.

Essere braccati e bloccati ad un confine, con il filo spinato da una parte e l’esercito bielorusso dall’altra a marcare uno spazio in cui non è possibile vivere e diventa difficile anche sopravvivere. Questo è quello che sta accadendo al confine tra Polonia e Bielorussia.
Una situazione di una vergognosa brutalità che si è creata attraverso le scellerate decisioni di un regime illiberale e cinico come quello di Lukashenko che sta letteralmente giocando con le vite del proprio popolo per fare pressioni sull’Europa e costringerla ad un dialogo.
E’ difficile, del resto, pensare di parlare con personaggi del genere che hanno il coraggio di imbrogliare persone disperate, promettendo facili ingressi nell’Unione Europea, estorcendo loro del denaro e poi “imprigionandoli” di fatto al confine con il vecchio continente.
La risposta dell’Europa deve essere univoca e solidale. Le sanzioni alla Bielorussia non sono sufficienti, è necessario avere una politica comune sui flussi migratori, qualunque sia la loro provenienza.
E’ semplicemente disumano pensare che ci sono uomini, donne e bambini che rischiano di morire assiderati senza ricevere un aiuto concreto se non quello delle ONG che stanno operando in quell’area.
Occorre gestire un fenomeno complesso come quello delle migrazioni, togliere a trafficanti, banditi e dittatori la possibilità di approfittarsi della disperazione di chi fugge da guerre o persecuzioni, ma anche di chi, semplicemente, cerca sicurezza e libertà.
Una cosa è certa, chi pensa di proteggere i confini nazionali sparando o ergendo muri quando si avverte un’emergenza, fa il gioco di quei regimi totalitari, di quei Lukashenko che sfruttano i migranti come minaccia o come semplici numeri da mettere sul banco delle mediazioni. E’ necessario una politica estera comune che detti regole molto chiare per chi intende entrare ed uscire dall’Europa.

Articoli scritti da Lucia Ciampi