Le sfide della vita sono altre…

I dati dello studio ESPAD Italia condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa che rileva annualmente abitudini, consumi e stili di vita della popolazione studentesca a partire dal 1999, confermano la diffusione dei social network tra gli adolescentie la loro tendenza a misurare la propria autostima attraverso i like e le visualizzazioni ottenute.

Dato reso ancor più significativo nel contesto sociale di questa pandemia che ha costretto per lungo tempo ragazze e ragazzi a casa.

Dopo la tragedia occorsa alla bambina di 10 anni deceduta a seguito di una “sfida” su Tik Tok, ho voluto approfondire i dati relativi ai “challenge” che sono conosciuti da oltre 400.000 adolescenti. Un numero decisamente alto.

Queste “sfide” possono partire da quelle più innocue, come quella che consiste nel pronunciare un nome con un marshmallow in bocca, alla virale water bottle flip (far capovolgere una bottiglia di plastica facendola rimanere in equilibrio sul tappo) a cui hanno preso parte anche personaggi famosi, fino alle più insane in cui si arriva a rischiare la vita più o meno consapevolmente.

Morire per assecondare uno stupido gioco è naturalmente una follia e se alcuni bambini non hanno le capacità cognitive per comprendere i rischi che possono correre, spetta ai genitori metterli in guardia, controllarli e, qualora necessario, impedirgli di usare certi strumenti. Ritengo infatti perlomeno discutibile fornire ai giovanissimi adolescenti smartphone di ultima generazione o l’accesso a social network. Entrare a far parte di una comunità virtuale non è un gioco, e per esserne digitalmente consapevoli, servono i soliti fondamentali principi che riescono ad orientare anche nella vita, ovvero responsabilità, cultura e conoscenza.

Articoli scritti da Lucia Ciampi