Un’emozione e una responsabilità

Poco dopo le 5 di Lunedì 24 gennaio sarò chiamata per la prima volta ad esprimere il mio voto per eleggere il nuovo, o la nuova, Presidente della Repubblica Italiana. Non vi nascondo la mia emozione, ma anche l’onere e il senso di responsabilità che mi accompagneranno quando entrerò nel catafalco per scrivere la mia preferenza.
Il Capo dello Stato è la più alta carica istituzionale della Repubblica e rappresenta l’Italia intera, per questo auspico che sia ampiamente condivisa dalle forze politiche presenti in Parlamento. La sua nomina, a mio avviso, dovrà essere concertata. In questo difficile periodo in cui il nostro Paese è guidato da un governo di unità nazionale, credo che ogni forzatura debba essere evitata.
La candidatura di Berlusconi era irricevibile e il fatto che sia sia sgombrato il campo da questa ipotesi è senza dubbio un buon segnale. Tutto il Mondo guarda con attenzione a quello che accadrà nei prossimi giorni nel nostro Paese.
Con Mario Draghi in veste di premier, l’Italia ha acquisito autorevolezza a livello internazionale, tanto da diventare un paradigma positivo anche negli USA. Ne sono un fulgido esempio gli articoli usciti su prestigiosi giornali come il New York Times e il Financial Times.
Per questi motivi ritengo, come del resto ha sostenuto anche il Segretario del PD Enrico Letta, che Mario Draghi debba ricoprire uno dei due ruoli cardine del nostro Stato a Palazzo Chigi oppure al Quirinale.
Allo stesso modo sono dell’avviso che i tempi siano maturi perché uno dei due incarichi sia rivestito da una donna. Non mi riferisco ad una donna in quanto tale, ma ad una donna dall’alto profilo istituzionale, politico e morale.
In Italia abbiamo la fortuna di avere molte donne capaci, intelligenti, con curriculum importanti che possano ambire a diventare Presidenti e non è più tollerabile che le posizioni di vertice siano ad esclusivo appannaggio degli uomini. E per fotografare la situazione attuale, ad esempio in politica, è sufficiente notare come tra i 58 grandi elettori del Presidente della Repubblica siano presenti solo 6 sono donne.
Un’elezione di questo tipo potrebbe avere riscontri positivi sull’intera collettività e fornire un nuovo slancio all’azione che sui territori tante donne stanno portando avanti. La parità di genere non dovrebbe essere una conquista, ma la condizione naturale di una società che si evolve.